
La storia del Wakizashi
Il wakizashi fa la sua comparsa attorno al XV secolo mentre, nella sua forma attuale, prende il suo posto al fianco della katana quando lo shogunato dei Tokugawa, attorno al 1600, decreta l’obbligo per tutti i samurai di indossare il Daisho. Durante il periodo Edo, con il protrarsi della pace garantita dalla famiglia Tokugawa, indossare il Daisho divenne uno status symbol. Il wakizashi è un’arma versatile con una nagasa compresa fra i 30 ed i 60cm ed è quindi in grado di assolvere diversi compiti a secondo della lunghezza. Vengono chiamati o-wakizashi quelli con una lunghezza simile alla katana mentre ko-wakizashi quelli più vicini al tanto. Una delle caratteristiche principali del wakizashi deriva dalla sua sezione trasversale, zukuri, che essendo spesso più stretta della katana risultava in una maggiore capacità di taglio.
Decapitazione rituale

Uno degli aspetti più controversi dell’antica cultura giapponese era il seppuku, il suicidio rituale. Quando l’onore di un samurai era compromesso il suo signore poteva concedergli la possibilità di riacquisirlo attraverso il seppuku. Il samurai si presentava indossando un kimono bianco e dopo aver scritto i suoi ultimi pensieri, spesso sotto forma di haiku, procedeva ad aprirsi il ventre dandosi la morte. Al samurai veniva solitamente garantito un assistente che nel momento di maggiore sofferenza procedeva alla decapitazione con un solo fendente. Data la maggiore affilatura e la sezione più sottile, l’arma di preferenza per portare a compimento la decapitazione era spesso il wakizashi.
Assalto al castello
La conquista di castelli e roccaforti nemica erano uno degli aspetti fondamentali della guera giapponese per il controllo del territorio. Mentre in campo aperto veniva data preferenza alle armi lunghe negli spazi ristretti del castello era necessario un diverso approccio. Le dimensioni ridotte del wakizashi rispetto alla katana lo rendevano più efficace nel combattimento in spazi chiusi, permettendo una maggiore agilità in luoghi dove la katana risultava troppo ingombrante e perfino di rimanere incastrata in una delle innumerevoli superfici di legno. Kanzan Sato, nel suo libro La Spada Giapponese, suggerisce inotre che il wakisashi sia divenuto popolare in quanto, anche in tempi di pace, aveva il vantaggio di poter essere indossato all’interno del castello mentre la katana doveva essere lasciata all’ingresso.

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